LA NOSTRA STORIA

PERCHE’ PASSATO E FUTURO, MEMORIA E PROGETTUALITA’ SONO DA TENERE INSIEME PER DISCERNERE IL PRESENTE

L’Istituto San Vincenzo inizia la sua attività nel 1897, quando Monsignor Luigi Casanova decide di creare una struttura per aiutare i ragazzi sordi o affetti da ritardi mentali gravi. Fin dagli esordi, l’intenzione è educare, istruire ed avviare questi ragazzi al lavoro. Già verso la fine del 1899 Monsignor Casanova progetta una nuova sede, capace di accogliere fino a 300 giovani; il luogo scelto per costruire il complesso è un ampio terreno in via Copernico.

Il 16 aprile 1901, il Card. Andrea Ferrari, Arcivescovo di Milano, benedice la posa della prima pietra. I lavori saranno completati nel 1904. L’anno successivo viene aperta anche una nuova sede a Monza dove vengono accolte le ragazze che lasciano la sede di Milano. L’Istituto San Vincenzo apre le porte a ragazzi e a ragazze affetti da varie disabilità psichiche, ma anche a chi è privo di una famiglia, o figli di genitori che non possono occuparsi di loro. Gli educatori non insegnano solo a leggere e a scrivere, ma avviano anche ad un mestiere: i ragazzi e le ragazze diventano materassai, falegnami, sarte, rilegatori di libri, calzolai.

Durante tutti i suoi anni di attività, l’Istituto ha svolto un importante servizio di terapia per disabili psichici. Nel 1920 si era avvalso di un Ambulatorio medico-psicologico, voluto e diretto da Padre Agostino Gemelli, prima di diventare Rettore dell’Università Cattolica.

Un anno importante per l’Istituto è il 1962 quando diventa un’Opera Diocesana, per volere del Cardinale Montini, futuro Papa Paolo VI. Da quel momento l’Ente si salda organicamente con la Diocesi di Milano e passa sotto la presidenza dell’Arcivescovo di Milano.

A partire dagli anni ’70, l’Istituto conosce un periodo di crisi d’identità, connesso alle mutate condizioni sociali ed economiche che il settore pubblico assume nella cura dell’infanzia, alla nuova organizzazione della scuola e alle numerose proposte che vengono dal mondo del volontariato per favorire l’integrazione dei disabili. A che cosa serve, dunque, l’Istituto San Vincenzo?

La risposta arriva verso la metà degli anni ’90. Grazie all’interesse del Cardinale Carlo Maria Martini, viene studiato un progetto globale di ristrutturazione e di rilancio dell’attività.

Nella sede femminile di Monza, nel 2001, è stata realizzata una Residenza Sanitaria Assistita gestita da una cooperativa sociale del territorio che accoglie 140 anziani non autosufficienti.

Anche la sede di via Copernico a Milano è stata riqualificata ed ospita oggi diversi servizi socio-sanitari volti alla cura della disabilità intellettiva, del disagio psichico e sociale. Trovano, inoltre, accoglienza diversi Enti impegnati in ambito educativo, formativo, caritativo e culturale.

In oltre cent’anni di storia questo Istituto ha saputo rispondere ai bisogni delle persone più fragili e meno visibili trovando, anche dopo periodi di difficile crisi di identità, un suo nuovo e diverso ruolo.

Che cosa resta vivo e vivificante della nostra storia? Difficile tentare una sintesi, ma c’è un denominatore comune tra passato e presente: la sfida che aspetta l’Istituto san Vincenzo per il futuro è ancora quella di arrivare là dove non sono presenti le istituzioni pubbliche e del privato sociale, portando risposte innovative e profetiche. Risposte convincenti, capaci di unire professionalità, umanità e passione per la vita, soprattutto quando si manifesta nelle sue forme apparentemente più deboli/fragili.