La nostra storia

L’Istituto San Vincenzo inizia le sue attività nel 1897, quando Monsignor Luigi Casanova, allora rettore del “Pio Istituto per Sordomuti di Milano e poveri di campagna”, decide di creare una struttura per aiutare i ragazzi non completamente sordi o affetti da ritardi mentali gravi. Casanova, infatti, crede che questi ragazzi necessitino di differenti interventi educativi e riabilitativi rispetto ai sordomuti. Il primo nucleo dell’ISV nasce nell’Istituto delle suore di Maria Consolatrice, in via Melchiorre Gioia, dove apre una comunità solo femminile per minorate psichiche. Ma già nell’ottobre del 1898 viene creato anche un reparto maschile, che presto arriva a contare una settantina di ospiti.

L’esperimento è un successo, tanto che monsignor Casanova decide di dare vita a un istituto autonomo. Nasce così, nel 1899, il Pio Istituto Udenti Muti, con sede in via Galvani. Oltre al prelato, i promotori sono don Ettore Bellini (primo direttore dell’Istituto), Carlo Albertario, Antonio Castoldi e Albertario Pennati. Fin dagli esordi, l’intenzione è educare, istruire e avviare questi ragazzi al lavoro. Già verso la fine del 1899, però, monsignor Casanova progetta una nuova sede capace di accogliere fino a 300 giovani: il luogo scelto per costruire il complesso è un terreno di 12mila metri quadri in via Copernico, alle spalle della Stazione Centrale, acquistato grazie a un mutuo concesso dalla CARIPLO. Pronta anche la nuova denominazione: “Istituto di San Vincenzo per l’educazione dei deficienti”, sotto la protezione di San Vincenzo De’ Paoli.

Il 16 aprile del 1901, l’allora Arcivescovo di Milano, Card. Andrea Ferrari, benedice la posa della prima pietra. All’epoca della sua inaugurazione, il 18 dicembre 1904, i ragazzi ospitati sono già un centinaio e il loro numero sale fino a 160 nei periodi di maggiore presenza. Nello stesso anno iniziava anche la pubblicazione di una collana di libri riguardanti i problemi da affrontare per la riabilitazione dei minorati psichici, curati dagli educatori dell’Istituto. In breve tempo, l’Istituto diventa un punto di riferimento della città. Nel 1905 viene aperta anche una nuova sede a Monza per accogliere le ragazze che lasciano la casa di Milano. L’Istituto San Vincenzo è aperto a ragazzi e ragazze affetti da insufficienza mentale, anomalie del carattere, disturbi dell’udito e della parola. Il convitto ospita chi è privo di una famiglia, ma anche i figli di genitori che non possono occuparsi al meglio di loro. L’Istituto non mira solo a insegnare ai ragazzi a leggere e scrivere, ma anche un mestiere: grazie alle officine e ai laboratori didattici, i fanciulli diventano materassai, falegnami, rilegatori di libri e calzolai.

Dopo una decina d’anni si aggiunge anche una casa vacanze a Porto Valtravaglia sul Lago Maggiore, dove inviare i bambini più gracili e con problemi di salute.

Nel 1920 la direzione dell’Istituto passa a monsignor Angelo Restelli, noto pedagogo, che si occupa di aggiornare la didattica e i sistemi educativi. È a lui che si deve nel 1926 l’acquisto della casa per le vacanze estive per i ragazzi a Spotorno (SV).

Nel 1937, alla morte di Mons. Restelli, l’Istituto passa sotto la direzione di don Giulio Tavola, l’uomo cui toccherà guidare il San Vincenzo nei duri anni della Seconda Guerra mondiale. Il 14 agosto del 1943 l’istituto è colpito dalle bombe alleate che distruggono il tetto e le officine. Nel periodo della ricostruzione post-bellica, che terminerà ufficialmente solo il 22 aprile 1956, le scuole sono ampliate e ottengono il riconoscimento di “scuole parificate”. Secondo i registri, tra il 1901 e il 1956, l’Istituto ha già colto ed educato 3530 allievi maschi e 2034 allieve nella casa di Monza. Per i disabili non sottoposti a obbligo scolastico, vengono anche istituiti corsi di scuola popolare sia a Milano che a Monza. Gli alunni maschi, al termine delle scuole elementari, sono iscritti ai corsi e ai laboratori gestiti dall’Opera Don Calabria. Nel 1961 viene inaugurata la nuova casa di Parabiago, una sorta di casa-famiglia per accogliere le ragazze al termine delle classi elementari, cui si aggiungerà nel 1964 la casa per le vacanze a Merate.

Un anno fondamentale per l’Istituto è il 1962, quando, sotto la direzione di monsignor Giovanni Marubbi, diventa un’Opera Diocesana, per iniziativa del cardinale di Milano Giovanni Battista Montini, futuro Papa Paolo VI. Da questo momento, infatti, l’Ente si salda organicamente con la Diocesi milanese e passa sotto la diretta vigilanza dell’Arcivescovo. Durante tutti i suoi anni di attività, l’Opera Diocesana Istituto San Vincenzo ha svolto un importante servizio di consulenza e terapia per disabili psichici. Dal 1920 si è avvalso di un “Ambulatorio medico-psicologico”, voluto e diretto da padre Agostino Gemelli, prima di diventare rettore dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, cui hanno collaborato illustri specialisti come il dr. Vico Necchi, e i professori Giuseppe Corberi e Ottavio Vergani.

A partire dagli anni ‘ 70 l’Istituto san Vincenzo, come tutti i convitti e gli internati, conosce un progressivo e drastico ridimensionamento. Molte cose sono cambiate nel modo di affrontare il disagio ed il cosiddetto handicap fisico e psichico, c’è un nuovo protagonismo degli enti pubblici, degli enti locali, del Servizio Sanitario Nazionale, una nuova organizzazione della scuola e sempre più numerose sono le proposte alternative per favorire l’integrazione dei disabili grazie al ruolo del volontariato e dell’associazionismo.

Nel 1990 l’utenza dell’Istituto è costituita da soltanto 18 giovani affette da insufficienza mentale assistite in modo assiduo da un’equipe che garantisce un servizio di ottimo livello ma senza che vi siano chiare prospettive di rilancio per il futuro dell’Istituto.
Verso la metà degli anni ’90 arriva la svolta tanto attesa. Con il pieno appoggio del Cardinal Martini viene studiato un progetto globale di risanamento economico, ristrutturazione e rilancio dell’attività, intraprendendo un percorso di innovazione nel rispetto delle nuove normative istituzionali di riferimento dei servizi alla persona. Proprio grazie all’esperienza acquisita in oltre cento anni di attività, l’Istituto ha voluto ripensare e rinnovare la sua tradizionale vocazione all’assistenza. Oggi sono attivi alcuni importanti servizi socio-sanitari destinati all’aiuto e all’assistenza del disagio psichico e sociale.